04 | Reggio Emilia cantiere per i diritti civili

Manifestazione contro la violenza sulle donne

Per una piena attuazione dei diritti e del rispetto della differenza fra le persone

Reggio Emilia può diventare il cantiere per le nuove battaglie sui Diritti Civili.

Siamo riconosciuti a livello nazionale come la città dei diritti, veniamo interpellati e citati per le esperienze e competenze maturate sul territorio e non dobbiamo abbassare la guardia. Quella dei diritti civili è una battaglia di civiltà e Reggio Emilia deve essere la città che si pone come capofila a livello nazionale. Tanto lavoro è stato coronato dal riconoscimento a Capitale Europea dell’inclusione, consegnatoci a Bruxelles dalla Commissione europea a riconoscimento degli sforzi compiuti per migliorare l’inclusione e la tutela dei diritti della sua comunità LGBTIQ e per le iniziative e gli investimenti finalizzati all’attuazione di tali strategie.

Promuovere le pari opportunità significa favorire una cultura plurale delle diversità, del rispetto e della non discriminazione, anche in relazione all’orientamento sessuale e all’identità di genere, nonché favorire l’equità.

Cosa significa essere uguali? Significa avere gli stessi diritti e doveri. Lo stesso diritto di vivere, di esprimersi liberamente, di amare, di essere rispettati. Lo stesso dovere di rispettare, contribuire al benessere collettivo.

Ma non significa assenza di differenze. L’equità mira a garantire le stesse opportunità tenendo conto delle differenze.

La diversità ci nutre, ci stimola, ci arricchisce. Merita la nostra attenzione.

La scelta  è stata quella di unire nel mio assessorato le deleghe Cultura, Città Senza Barriere, Pari opportunità e Marketing Territoriale: mettere in stretta connessione questi mondi, apparentemente distanti, con l’obiettivo di disseminare sul territorio la cultura dei diritti, ponendo domande che possano ribaltare paradigmi, scardinare stereotipi e promuovere consapevolezza attraverso l’esperienza della cultura e dell’arte.

Agire le politiche di genere significa realizzare azioni finalizzate a promuovere e sostanziare processi culturali congiunti tra il femminile e il maschile, soprattutto coinvolgendo le giovani generazioni: donne e uomini sono intrecciati nelle relazioni quotidiane e diventa necessario che il dialogo e il confronto siano sempre più stimolanti e sostenuti da tutta la comunità.

Non dobbiamo smettere di lavorare per la valorizzazione di una cultura della differenza: riconoscere il valore che ci ricorda ogni giorno chi siamo, per costruire sempre di più una comunità accogliente ed inclusiva. Occorre continuare a realizzare percorsi di prevenzione e formazione e occasioni culturali coinvolgendo cittadini e cittadine, ma soprattutto giovani, studenti e studentesse sul tema dei diritti; contemporaneamente bisogna continuare a coinvolgere attivamente le istituzioni culturali della città (Fondazione Teatri, Fondazione Palazzo Magnani, Fondazione della Danza) e i luoghi culturali di gestione del Comune (Musei civici, Cinema Rosebud, Biblioteche) nella realizzazione di azioni diffuse di sensibilizzazione corale rivolte alla cittadinanza attraverso una programmazione culturale che metta al centro le politiche di genere e antidiscriminatorie.

 Al centro dell’agenda politica quotidiana deve rimanere l’impegno nel prevenire e contrastare la violenza sulle donne, e il rafforzamento del “Tavolo Interistituzionale Contro la Violenza Maschile sulle Donne” e del Tavolo contro le MGF Mutilazioni genitali femminili.

Due le parole d’ordine: accoglienza e prevenzione. Accoglienza come via di fuga, come occasione di rinascita, come sostengo per intraprendere il percorso verso una vita, come magia quando un corpo violato riesce ad aprirsi ad un abbraccio. Prevenzione per combattere le radici culturali della violenza e le sue cause, attraverso l’adozione di strategie politiche mirate all’educazione, alla sensibilizzazione, al riconoscimento e alla realizzazione delle pari opportunità in ogni ambito della vita pubblica e privata.

 Le differenze sono un’opportunità da cui partire per accrescere la visione della città e il loro riconoscimento e la loro valorizzazione diventano il metro di giudizio delle scelte organizzative fondanti una comunità più o meno inclusiva. L’inclusione può essere quindi un indice di benessere individuale e collettivo, con effetti che si moltiplicano nei diversi ambiti di vita delle persone, da quello famigliare a quello lavorativo, dal tempo libero all’impegno civico dedicato alla comunità.

I dati e le cronache riportano quanto siano ancora persistenti le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Le persone omosessuali, uomini e donne, sono oggettivamente, anche se non esplicitamente, penalizzate sul piano delle reali e concrete opportunità di accesso e di trattamento nei diversi ambiti della vita sociale, lavorativa e relazionale per pregiudizi ed ostilità esplicite e implicite che spesso impediscono, limitano o comunque condizionano la libera espressione dei propri orientamenti e della propria individualità e pregiudicano il pieno esercizio dei diritti individuali e sociali. Tra le linee fondanti di indirizzo politico-istituzionale sui cui ho lavorato e su cui credo sia necessario andare avanti è in primo piano la volontà di promuovere una cultura sempre più aperta all’inclusione e alla valorizzazione delle diversità.

Vanno potenziate la progettazione della rete territoriale attraverso strumenti quali il Tavolo interisituzionale per il contrasto all’omotransnegatività e per l’inclusione delle persone LGBT+ e le iniziative di sensibilizzazione finalizzate alla prevenzione e al contrasto delle discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, lavorando attraverso gli strumenti della formazione e la diffusione di una cultura dei diritti.

Vorrei una città a misura di famiglia

Penso, in quanto donna, di avere il valore che esprimo.
Ho fatto tanta fatica nel mondo imprenditoriale, in un mondo di imprese dove i vertici sono troppo spesso maschili, dove dovevo nascondere il fatto di dovere andare a casa perché avevo una bimba di due anni dichiarando di avere un appuntamento perché lavorare tutte le sere andava bene, ma avere una bimba no.

Ho fatto fatica come professionista perché il mondo della direzione creativa è di nuovo un mondo maschile. Ho cominciato a fare politica e ho fatto fatica anche nel fare politica, nonostante le cosiddette quote rosa. Le riunioni non hanno mai giorni stabiliti, sarebbe troppo facile. Vengono fissate dall’oggi al domani.

Riunioni interminabili dove spesso si parla molto e non si costruisce altrettanto. E questa è solo una delle tante difficoltà.

Credo anche che questa cosa non riguardi solo le donne:
vorrei una città a misura di famiglia, fatta per le bambine ed i bambini, dove i genitori possano avere una vita fuori dal lavoro, perché averla è sano. E fa bene a tutti e tutte.

Donne e differenze

In Italia, nel settore privato, le donne guadagnano il 17,9% in meno degli uomini a parità di mansione ed incarico (dati Eurostat).

Molti Paesi stanno lavorando con leggi ad hoc per contrastare questa e altre disparità di trattamento che poi, a cascata, producono impatti notevoli su tanti aspetti della vita soggettiva e famigliare. In Italia di tutto questo si discute poco. Da noi vengono inserite norme per determinare la “quantità” delle donne in certi settori (ad esempio attraverso le quote rosa), ma poi, nel concreto, non si investe sulla “qualità” del contesto culturale che dovrebbe invece favorire la loro piena partecipazione alla vita pubblica.

In questo senso è assolutamente necessario, anche a livello locale, un pensiero collettivo che affronti – coinvolgendo la totalità delle risorse disponibili – il tema dello sviluppo dei percorsi soggettivi e famigliari di tutte le persone.

Immaginare una città a misura di famiglia, a misura di bambino e bambina, a misura del fatto che le persone possano avere una vita fuori dal lavoro, e averla, è sano. Fa bene anche al lavoro.

Oggi si pensa che il rapporto fra la donna e la sua famiglia sia solo una questione aziendale, ovvero demandata al rapporto fra impresa e conciliazione.

Tutti riconosciamo che l’impresa ha un ruolo, ma la conciliazione è fatta di scuola, doposcuola, orari, sport, spesa, trasporti e compiti. L’azienda è un elemento imprescindibile, ma come funziona una città è sicuramente più importante.

Occorre immaginare nuovi percorsi di sollievo per le famiglie che al proprio interno presentano condizioni di fragilità; dobbiamo offrire loro nuove opportunità finalizzate a consentire alle diverse soggettività interessate di staccare temporaneamente dall’impegno di cura e di accompagnamento per occuparsi di sé.

Le barriere spesso sono anche rappresentate dal “tempo”, il nostro impegno deve essere quello di liberarne un po’ per favorire la tutela e la valorizzazione dei bisogni e delle necessità di tutte e di tutti.